Kafka e Praga: quanto una città può entrare nella vita di uno scrittore

La casa in cui Franz Kafka nacque a Praga non esiste più.

L’edificio originario, a pochi passi dalla Piazza della Città Vecchia, fu demolito nel 1897. Ne rimase soltanto il portale barocco, successivamente incorporato nel palazzo che occupa oggi quel punto della città. Kafka aveva vissuto lì appena i primi due anni della sua vita.

È un dettaglio curioso, ma anche un buon modo per iniziare a parlare del rapporto tra Kafka e Praga.

Perché cercare Kafka nella città non significa semplicemente trovare la sua casa, il suo museo o una targa commemorativa. Significa provare a capire quanto il luogo in cui una persona cresce, studia, lavora e scrive possa entrare nel suo modo di vedere il mondo.

E nel caso di Kafka quella città fu, per quasi tutta la sua vita, Praga.

Kafka non viveva in una Praga sola

Franz Kafka nacque nel 1883 in una famiglia ebraica di lingua tedesca e crebbe nel centro storico della città. Frequentò scuole tedesche, studiò legge nella sezione tedesca dell’Università Carlo-Ferdinandea e scrisse le proprie opere in tedesco. Allo stesso tempo conosceva il ceco e partecipava anche alla vita culturale ceca.

Questa sovrapposizione è importante.

La Praga di Kafka non era semplicemente “ceca”, “tedesca” o “ebraica”. Era una città nella quale queste identità convivevano, si incontravano e talvolta si separavano.

Il Kafka Museum osserva che Kafka fu tra gli scrittori praghesi di lingua tedesca che frequentavano anche spettacoli e conferenze ceche, descrivendolo come un possibile punto di contatto tra due ambienti culturali spesso divisi dal nazionalismo dell’epoca.

Prima ancora delle atmosfere cupe che oggi tendiamo ad associare automaticamente al suo nome, forse è questo uno degli aspetti più interessanti della sua Praga: vivere contemporaneamente dentro più mondi senza appartenere completamente a uno solo.

Una vita concentrata in pochi chilometri

Un’altra cosa sorprendente emerge quando si osservano i luoghi della sua vita sulla mappa.

Kafka nacque vicino alla Piazza della Città Vecchia. Frequentò il ginnasio nel Palazzo Kinský, sulla stessa piazza. Studiò all’università nel centro di Praga. Per molti anni lavorò nell’Istituto di Assicurazione contro gli Infortuni dei Lavoratori in Na Poříčí. Frequentò amici, caffè, teatri e ambienti culturali della città.

Nel 1916 utilizzò inoltre una piccola casa al numero 22 del Vicolo d’Oro, nel complesso del Castello di Praga, dove lavorò ad alcuni racconti poi confluiti in Un medico di campagna.

Luoghi molto diversi, ma geograficamente vicini.

Questo rende interessante visitare Praga pensando a Kafka: non si segue il percorso di un grande viaggiatore che ha disseminato la propria biografia in mezzo continente.

Si entra piuttosto nella geografia relativamente compatta di una vita quotidiana.

Scuola, famiglia, lavoro, amicizie e scrittura occupavano parti diverse della stessa città.

Anche Kafka andava in ufficio

È facile ricordare Kafka soltanto come lo scrittore de La metamorfosi o de Il processo.

È meno immediato immaginarlo come un professionista che per anni entrava regolarmente in un ufficio.

Dopo una breve esperienza alle Assicurazioni Generali, nel 1908 iniziò a lavorare presso l’Istituto di Assicurazione contro gli Infortuni dei Lavoratori del Regno di Boemia. Rimase nell’istituto fino al pensionamento anticipato per motivi di salute nel 1922.

Non bisogna trasformare questa coincidenza in una spiegazione troppo semplice delle sue opere: Il processo non è un reportage sul suo posto di lavoro.

Ma questo dettaglio restituisce un Kafka molto più interessante del personaggio quasi mitologico che incontriamo nei souvenir.

Scrivere doveva convivere con orari, responsabilità, famiglia e lavoro.

La città di Kafka non era soltanto torri gotiche e vicoli.

Era anche ufficio.

Josefov: essere vicini senza essere semplicemente dentro

Kafka nacque e crebbe a poca distanza da Josefov, il quartiere ebraico di Praga.

La sua relazione con l’identità ebraica fu complessa e cambiò nel corso della vita. Un passaggio significativo arrivò nel 1911, quando Kafka iniziò a frequentare gli spettacoli di una compagnia teatrale yiddish proveniente da Leopoli: secondo la cronologia del Kafka Museum, quell’incontro ebbe un ruolo importante nel suo rapporto con la cultura ebraica.

Anche qui Praga diventa più interessante quando smettiamo di considerarla semplicemente uno scenario.

Il Jewish Museum descrive la città di inizio Novecento come un luogo di contrasti: eleganza imperiale e strade medievali, convivenza linguistica e tensioni crescenti. Kafka cresce precisamente dentro questo sistema di prossimità e differenze.

Non serve sostenere che ogni elemento della sua letteratura abbia una corrispondenza diretta con un luogo di Praga.

Il rapporto tra uno scrittore e una città raramente funziona in maniera così semplice.

Ma il contesto nel quale si forma determina inevitabilmente le domande, le esperienze e le contraddizioni con cui entra in contatto.

Cercare Kafka a Praga senza trasformare la città in un parco tematico

Oggi è molto facile costruire una giornata a Praga “sulle tracce di Kafka”.

La casa natale.
Il Palazzo Kinský.
Il quartiere ebraico.
Il luogo di lavoro in Na Poříčí.
Il Vicolo d’Oro.
Il Kafka Museum.
La sua tomba nel Nuovo Cimitero Ebraico.

Sono luoghi reali e, per chi ama la letteratura, possono dare profondità alla visita.

Ma se diventano soltanto una checklist rischiamo di perdere proprio la cosa più interessante.

Il Kafka Museum stesso costruisce una parte della propria esposizione intorno al rapporto fra Kafka e Praga, chiedendosi come la città abbia lasciato un’impronta sulla sua vita e sul suo mondo interiore.

Forse vale quindi la pena fare il contrario di ciò che facciamo normalmente durante un viaggio.

Non chiedere soltanto:

“Dove è stato Kafka?”

Ma:

“Che tipo di città era quella in cui Kafka viveva?”

È una domanda molto più difficile.

Ed è anche quella che rende i suoi luoghi più interessanti.

La città come chiave di lettura, non come spiegazione

Franz Kafka lasciò definitivamente Praga soltanto negli ultimi anni della propria vita. Nel 1923 si trasferì a Berlino con Dora Diamant; l’anno successivo morì in Austria, a quarant’anni. Fu poi sepolto nel Nuovo Cimitero Ebraico di Praga.

Oggi la città porta il suo nome ovunque.

Ma il rapporto più interessante tra Kafka e Praga non è quello costruito dopo la sua fama.

È quello precedente.

Un ragazzo ebreo di lingua tedesca cresciuto in una città prevalentemente ceca. Uno studente di legge che voleva scrivere. Uno scrittore che trascorreva le proprie giornate anche dentro un istituto assicurativo. Un uomo che conosceva molto bene una città nella quale identità differenti vivevano a pochissima distanza l’una dall’altra.

Praga non “spiega” Kafka.

Nessuna città può spiegare completamente uno scrittore.

Ma permette di vedere più chiaramente da quale mondo stava guardando.

Ed è forse questo il motivo migliore per cercare Kafka mentre si visita Praga.

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